Proposta RSU in relazione al CCDI 2019

Cliccando qui è possibile scaricare la nostra proposta protocollata in data odierna – 09-11-2018 Prot. Gen n°23661   in relazione al CCDI 2019.

Saluti.

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“Burocrazia difensiva, verde urbano e biodiversità”

parco

Pur avendo trovato interessanti sia la puntata di Presa Diretta sia lo studio di FPA, suggeriti da questo blog, avevo evitato di esprimermi subito al proposito. È stato poi un libro che sto leggendo adesso, “Amico albero” (a voler giudicare solo dal titolo, di diverso contenuto e su tutt’altro argomento) che mi ha ricondotta, se pur per un percorso diverso, alla “burocrazia difensiva”.

Il libro, e questa volta lo dico brevemente e tra parentesi, è veramente meritevole, tratta di sviluppo sostenibile e si propone di illustrare i benefici del verde urbano: i parchi non si limitano ad apportare svago e migliorie estetiche, svolgono anche innegabili funzioni sociali ancora poco studiate in Italia. Sono aspetti che gli autori sviluppano con rigore nei diversi capitoli, è stata però l’appassionata prefazione di Luca Toschi (bella, da sola vale il libro!), con la sua ariosità multidisciplinare, a fare scattare il rimando al vostro post.

Luca Toschi parla della debolezza di un sistema culturale che non sa valorizzare la diversità, che, sminuendo ed emarginando la complessità umana, anche in nome delle leggi di mercato, la svilisce e la destruttura. È una crisi di valori che ci conduce, in tutti i sensi, a un monoculturalismo intensivo: la forza della vita, ci spiega, non la si può conservare in contenitori ben fatti, la forza della vita crea disordine, ma è un disordine creativo, fecondo.

Il concetto di “disordine creativo” mal sembrerebbe attagliarsi all’organizzazione burocratica che, anzi, per antonomasia, è regolata da norme eterodirette. È innegabile, però, e lo sostiene anche lo studio di FPA al paragrafo “Burocrati non si nasce si diventa”, che il dipendente pubblico debba trovare, e non solo quando è impiegato nei servizi di relazione e cura, ma anche quando opera in attività amministrative, un equilibrio tra standardizzazione e personalizzazione e, in questo senso, proprio la biodiversità (anche nel senso di diversità “mentale”, di distacco dagli atteggiamenti dominanti), caldeggiata da Toschi, là ove l’organizzazione la rendesse praticabile, potrebbe fare la differenza.

“Non abbiamo destrutturato, frammentato, “scomunicato” solo l’ambiente socio-economico-fisico-culturale in cui viviamo”, scrive Toschi, “ma abbiamo scomunicato anche noi stessi, dissociandoci in tante parti, divise le une dalle altre, non dialoganti tra sé, ma tutte assai attente a rispondere a input, comandi che ci giungono da potenti cabine di comando di cui non sospettiamo neppure l’esistenza!” Quelle di Toschi sono parole che spronano al senso critico, alla necessità di non abdicare all’autodeterminazione, al diritto di non venire fagocitati dalla massa.

Non è forse vero, inoltre, che, anche parlando di servizi pubblici, si nominano sempre più spesso accoppiate come “PA collaborativa” “PA intelligente” e altri binomi simili. Che senso avrebbero queste espressioni senza l’apporto della complessità umana  e della diversità, anche psicologica e caratteriale, degli addetti ?

A Luca Toschi sta poi molto a cuore la questione della comunicazione, afferma che il paradigma comunicativo, ora gerarchico e autoreferenziale, va assolutamente cambiato se si vuole evitare di riprodurre un’infinita catena di montaggio “dove chi lavora è relegato in un isolamento più o meno squallido, non ha la minima idea di cosa stia producendo, quando lo stia facendo, dove, per chi, come, con quali mezzi”. In queste righe ho subito sentito l’eco di quanto sostenuto dallo studio FPA (pag 10); non lo scrivono forse anche i redattori che, per i pubblici addetti, la mancanza di senso strategico del proprio lavoro e il mancato riconoscimento sociale del proprio agire lavorativo sono fonti di disorientamento e demotivazione, annoverati tra le cause della “burocrazia difensiva”?

alberi_potati

Quali siano le tortuose gallerie sotterranee che da un libro ci riportano a precedenti letture, è uno dei misteri che solo il nostro cervello sa spiegare, i rimandi, le connessioni sono spesso istintivi, imprevedibili; in questo caso, però, le vie della lettura non sono poi così imperscrutabili: la prefazione di Luca Toschi deve essere letta in senso generale e ben può aiutarci a capire alcune delle cause della “burocrazia difensiva”. Come scrive lui stesso, nel libro si parla di piante, ma si parla anche di essere umani e si cerca di raccontare una trama comune. “I vegetali, gli animali e l’uomo sono minacciati da un pensare e da un agire terribilmente seriale, monoculturale. Di questo la responsabilità e solo umana”.

Mentre sfoglio il mio libro sul verde urbano, rileggo il vostro post (vi ringrazio!) e rifletto sui travagli di noi dipendenti comunali del Comune di Corsico; mi sovviene però che nessuna analisi sul lavoro pubblico può esimerci – pur rimanendo ferme le maggiori responsabilità di dirigenti e funzionari – da un serio esame di coscienza. Io penso che un po’ di creatività, intesa come recupero delle qualità personali, gioverebbe alla nostra autostima e sarebbe un parziale antidoto alla “burocrazia difensiva”; è però vero che la nostra organizzazione certo non stimola questo atteggiamento, anzi, è strutturata per asfaltare chiunque tenti di trasfonderlo nel proprio lavoro. Che fare allora? Io penso che, al fine di dare, noi, l’esempio ai nostri superiori, potremmo forse provare a ricorrere a un vocabolo non nuovo ma senz’altro ancora efficace: potremmo cominciare a mettere in atto un po’ di salutare ma scomodo anticonformismo! Non salveremo il Comune di Corsico dalla “burocrazia difensiva”, visto che anche altri fattori vi concorrono (sarebbe scorretto sottovalutare l’incertezza del diritto in cui la sovrapproduzione giuridica ci ha sprofondato), ma almeno avremo fatto la nostra parte. Non è remunerante, l’anticonformismo, in nessun senso, ma in certe situazioni è l’unico atteggiamento che ci consente di rimanere liberi, di cogliere la meravigliosa varietà della vita, e, per dirla ancora una volta con Luca Toschi, di continuare a considerarci esseri viventi e non fossili!

alberi

►Francesco Ferrini e Alessio Fini, “Amico albero: ruoli e benefici del verde nelle nostre città (e non solo)”, premessa di Alessandro Pagnini, prefazione di Luca Toschi, ETS, 2017, 131 p.

Il libro che ha originato questa commistione tra alberi e dipendenti pubblici è disponibile e ammesso al prestito presso Fondazione per Leggere https://catalogo.fondazioneperleggere.it/opac/search/lst?q=amico+albero+ferrini

Mariangela Quaini

Richiesta DETERMINA n°706 del 12-09 u.s. – PROGETTI STRATEGICI 2017 – con nominativi interessati e quote economiche corrisposte individualmente

Cliccando qui è possibile scaricare la lettera che abbiamo protocollato in data odierna – 12-10-2018 – Prot. Gen. n°21228 – chiedendo di ottenere la versione completa della DETERMINA n°706 del 12-09 u.s.PROGETTI STRATEGICI 2017 (clicca qui per scaricare la versione senza nominativi e quote economichecon nominativi interessati e quote economiche corrisposte individualmente.

Saluti.

La “Burocrazia Difensiva” – puntata di Presa Diretta dell’ 8-10 u.s.

Lunedì 8-10 u.s. è andata in onda su RAI 3 una puntata di Presa Diretta dal titolo “Burocrazia al potere”.

Un viaggio nel mondo della burocrazia. La macchina della pubblica amministrazione non funziona come dovrebbe, la burocrazia complica la vita degli italiani e contribuisce a rendere l’Italia un paese poco competitivo. Eppure non mancano esempi di professionalità e dedizione. E allora, dove si è inceppato il meccanismo? Giulia Bongiorno il ministro per la Pubblica Amministrazione, intervistata da Riccardo Iacona. Un incontro sui contenuti del disegno di legge “Concretezza” per la riforma della macchina pubblica. Semplificazione, nuove assunzioni per il ricambio generazionale, misure contro i furbetti del cartellino, rivoluzione digitale negli uffici pubblici.

Invitiamo, chi non lo avesse ancora fatto, a VEDERE CON ATTENZIONE tale puntata, cliccando sul seguente link

https://www.raiplay.it/video/2018/09/Presa-Diretta-Burocrazia-al-potere-ce58265f-da04-4b19-a1ad-2746830cac0a.html (sito della Rainecessaria una veloce registrazione).

Estremamente interessante è stato verificare come quanto descritto nella inchiesta giornalistica sia quanto quotidianamente accade nella nostra realtà lavorativa. Gli spunti sono talmente tanti, da non essere facile capire da dove iniziare.

Lo facciamo dalla definizione di Burocrazia Difensiva.

A riguardo Vi invitiamo alla lettura di uno studio effettuato da FORUM PA.IT – per scaricare il PDF cliccare qui – dal quale ne estrapoliamo la definizione:

chiamiamo burocrazia difensiva quell’atteggiamento, comunissimo tra i dipendenti pubblici (soprattutto dirigenti, ma non solo), per cui è solo non facendo che si evitano rischi. È burocrazia difensiva pretendere un doppio canale digitale, ma anche cartaceo per i documenti, perché “non si sa mai”. È burocrazia difensiva chiedere cento pareri prima di prendere una decisione e poi comunque rimandarla al proprio superiore diretto o alla politica e non far nulla se non si ricevono esplicite direttive. È burocrazia difensiva non interfacciare le basi di dati, ma chiedere ai cittadini informazioni che l’amministrazione ha già. È burocrazia difensiva allungare i tempi dell’entrata in vigore di una riforma perché è meglio non essere i primi. È burocrazia difensiva non rischiare, non scegliere, non usare gli strumenti, pur esistenti, della discrezionalità, lasciar fare agli automatismi cercare neutrali algoritmi, non valutare per non essere valutati”.

Dopo aver letto la definizione di Burocrazia Difensiva credete, quindi, che anche il Comune di Corsico sia stato colto da tale malattia ? Ritrovate atteggiamenti o situazioni lavorative a voi famigliari ?

A nostro parere, in queste 10 righe di definizione si spiega praticamente tutto, 10 righe che potremmo commentare scrivendo pagine e pagine di ESEMPI CONCRETI, di ATTEGGIAMENTI CONCRETI determinati dalla Burocrazia Difensiva che QUI, non altrove ma A CORSICO, viene applicata quotidianamente e pedissequamente.

E’ evidente, a nostro parere, che l’Ente Comune di Corsico sia un MALATO GRAVE E QUASI CRONICO DI TALE MALATTIA, che riteniamo essere la principale causa dei gravi problemi che hanno interessato, e gravemente danneggiato, probabilmente in modo irreparabile, il nostro Ente, i suoi lavoratori ed anche i CITTADINI di Corsico.

Lo Studio pone poi l’attenzione su diverse importantissime questioni.

Ad esempio, sulla FORMAZIONE, considerata la leva principale di supporto al cambiamento perché consente alle persone di imparare come realizzare al meglio il loro lavoro. Chi fa la gestione del personale non ha competenze specifiche. Da anni si osserva la stessa dinamica ripetuta in molte PA, salvo alcune eccezioni e casi esemplari: viene chiamata formazione l’aggiornamento fatto, più spesso, sulle normative oppure corsi di addestramento all’uso degli strumenti. Mentre non è considerato l’intero percorso di apprendimento delle persone, che hanno tante competenze agite più spesso al di fuori del contesto di lavoro. Troppe volte i dipendenti pubblici che si trovano in aula non sanno neanche bene perché sono lì, oppure ci sono contro la loro volontà. Tutto ciò è coerente con l’assenza di percorsi di carriera e con l’identificazione della gestione del personale con la sola attività amministrativa (buste paga, ferie, pensioni, ecc.). La formazione, quindi, è un mantra ma non è una leva effettivamente agibile, a condizioni date, per supportare un vero e proprio cambiamento.

Ed ancora, la demotivazione sembra essere un effetto inevitabile per persone che vivono quotidianamente, e da anni, in un ambiente tossico e che, negli ultimi anni, sono state oggetto di tante campagne di comunicazione “contro” che hanno identificato i dipendenti pubblici in fannulloni, furbetti del cartellino, assenteisti, … Altro che civic servant !

Ma è tutto vero quello che si racconta ?

E’ VERO, e lo sanno l’84,5% dei partecipanti al panel (l’indagine dello Studio), che la burocrazia costa al Paese 31 miliardi l’anno o meglio questa è la cifra che, secondo la Confartigianato, le piccole e medie imprese hanno speso sul fronte della burocrazia in oneri amministrativi: 7mila euro per ciascuna pmi e pari a 2 punti di Pil.

Inoltre, sempre secondo lo Studio, quali sono le MISURE ANTI-BUROCRAZIA ? quali le POSSIBILI SOLUZIONI ?

Le misure anti-burocrazia hanno a che fare anzitutto con DUE SCELTE ORGANIZZATIVE:

I DIRIGENTI VANNO SCELTI SECONDO CRITERI MERITOCRATICI. Vuol semplicemente dire che DEVONO SAPER FARE IL LORO LAVORO. La figura-chiave del cambiamento delle amministrazioni pubbliche SONO I DIRIGENTI. Vi è la necessità di avere una dirigenza che abbia SOLIDE COMPETENZE, che sia VALUTATA PER I RISULTATI e GLI EFFETTI CHE È IN GRADO DI PRODURRE, che NON SIA LEGATA ALLA POLITICA sia dal punto di vista degli interessi personali, sia dal punto di vista del gioco di ruolo e del balletto delle responsabilità all’interno dei processi decisionali. A quanto pare, spiega lo studio, ci sono troppi fari e bussole che non riescono a svolgere più la loro funzione: non sanno indicare la rotta perché offrono informazioni incoerenti e non supportano la “logica della navigazione”. Di conseguenza la marcia si rallenta e i muri si alzano, alla ricerca del modo giusto di risolvere la CONTINGENZA: cercare un responsabile, cercare un parere competente, cercare di inventare una soluzione, cercare di capire le implicazioni operative delle novità introdotte, ecc.

Altro fattore organizzativo È IL MODELLO DI DISTRIBUZIONE DELLE RESPONSABILITÀ che, come è emerso anche sopra, è frazionato e “in serie” (come le lucine di Natale).

Altro fronte anti-burocrazia ha a che fare, invece, con le regole e i processi: la REGOLAZIONE ECCESSIVA che DOVREBBE ESSERE SNELLITA e dovrebbe essere COMPLETATO IL PROCESSO DI DIGITALIZZAZIONE DEI SERVIZI E DELLE PROCEDURE.

Insomma, stiamo parlando di MISURE SEMPLICEMENTE RIVOLUZIONARIE, alcune delle quali, a nostro parere, realizzabili, probabilmente, SOLO grazie ad un EVENTO MIRACOLOSO, sul quale, purtroppo, onestamente facciamo poco affidamento.

Concludiamo ponendo ulteriormente l’attenzione sulla questione delle VALUTAZIONI INDIVIDUALI, perché per TUTTI dovrebbero essere illuminanti le ultime parole della definizione di BUROCRAZIA DIFENSIVA: “… non valutare per non essere valutati”. Le nostre valutazioni, QUI A CORSICO, devono, QUINDI, passare sotto traccia, deve passare l’idea che NON sono importanti (tranne poiscoprireche in realtà lo sono quando verranno utilizzate per selezionare il personale in occasioni di eventuali progressioni orizzontali o selezioni interne, MA ORMAI SARA’ TARDI), soprattutto perché ALTRETTANTA o NULLA ATTENZIONE deve essere data alla VALUTAZIONE DEI NOSTRI DIRIGENTI e delle NOSTRE P.O..

E’ anche per tale motivo, per cercare di scalfire ed aggredire in ogni modo la BUROCRAZIA DIFENSIVA che sta contribuendo pesantemente ad affossare il nostro Paese ed a dare un presente ed un futuro estremamente incerto a noi ed ai nostri figli, che VI RINNOVIAMO l’invito a comunicarci, tramite mail, il dato della vostra VALUTAZIONE anno 2017, richiedendo tale dato al Vs Dirigente e/o Ufficio Personale qualora non di Vs possesso, estendendo lo stesso invito ai NOSTRI DIRIGENTI ed alle NOSTRE P.O., pur sapendo che da loro non arriverà mai nulladel resto, se così non fosse, il problema non esisterebbe.

Buona visione e buona lettura.

Clicca qui per il ns testo in formato PDF

TROVA LA DIFFERENZA

Buongiorno a tutti.

A seguito dei primi incontri avuti con l’ Amministrazione in relazione all’Ipotesi Salario Accessorio del 2018, riteniamo necessario comunicare a tutti voi i seguenti dati:

IPOTESI FONDO ANNO 2012€ 1.501.740

IPOTESI FONDO ANNO 2018€ 932.420

DIFFERENZA ANNUA = circa meno € 569.000 !

Detto ciò,

stabilito che i lavoratori del Comune di Corsico, dal 2012 in avanti, hanno avuto un Fondo Salario Accessorio  approvato dall’Amministrazione Comunale con ATTI UNILATERALI  DIMINUITO, IN RELAZIONE AD OGNI ANNO, dell’importo sopra riportato – quindi, con ENORME DANNO ECONOMICO per i lavoratori stessi e PER TUTTA LA CITTADINANZA DI CORSICO (visto che TALE IMPORTO ANNUO SAREBBE STATO UTILIZZATO PER COMPENSARE LAVORO EFFETTUATO PER FORNIRE SERVIZI AI CITTADINI),

tenuto conto che, a seguito delle Norme vigenti, vi è l’IMPOSSIBILITÀ DI SUPERARE, nei Fondi degli anni a venire, tali importi (i Fondi degli anni futuri NON vedranno aumenti economici),

vi invitiamo calorosamente, qualora non lo aveste ancora fatto, ad INFORMARVI APPROFONDITAMENTE in relazione alle relative cause,TENUTO CONTO DELLA RILEVANZA DEI FATTI che hanno inciso pesantemente sul recente passato, che incidono sul presente ed incideranno anche sul futuro, utilizzando ad esempio, come fonte d’informazione, il ns Blog e/o qualunque altra modalità riteniate utile allo scopo.

Saluti.

Mobbing? “Cattivi capi, cattivi colleghi”

Pubblichiamo un nuovo testo ricevuto dalla collega Mariangela Quaini.

Ringraziando nuovamente Mariangela, vi invitiamo alla lettura.

Saluti.

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Alessandro e Renato Gilioli, “Cattivi capi, cattivi colleghi Come difendersi dal mobbing e dal nuovo “capitalismo selvaggio””, Mondadori, 2000

Dacia Maraini ha scritto che un consiglio di lettura può essere un atto di presunzione, ma in questo caso voglio proprio correre il rischio: questo libro, secondo me, è da leggere, anzi, sarebbe da distribuire ai lavoratori nei luoghi di lavoro.

Mi sembra innanzitutto un’ottima credenziale la circostanza che Alessandro Gilioli, uno degli autori, sia proprio il neuropsichiatra che presso la Clinica del Lavoro di Milano ha fondato e diretto il Centro per il Disadattamento Lavorativo, il servizio che, appunto, si occupa delle patologie da violenza psicologica subita sul luogo di lavoro. Se considerate poi che l’argomento è trattato con chiarezza espositiva non comune, capirete facilmente il mio apprezzamento: i “miei” autori, quelli che mi scelgo io per le mie letture, intendo dire, solitamente parlano chiaro e sanno farsi capire. Qui, i Gilioli si esprimono senza mezzi termini: le vessazioni dei capi e dei colleghi infliggono umiliazioni e ferite profonde che possono annichilire e sopraffare gli individui.

Qual è il ritratto del mobber? Chi è l’agente attivo nel processo di mobbing? È solo lo psicotico che scarica sui colleghi tutte quelle contraddizioni che non riesce ad elaborare psicologicamente? No, non c’è solo lui, certo, megalomani, aggressivi e paranoici non mancano, ma nelle fila di chi infligge isolamento e ostracismo troviamo anche gente comune, individui normalissimi che, semplicemente, per conformismo e debolezza si uniformano al comportamento della maggioranza e, in determinate tipologie di mobbing, alle strategie aziendali.

La parte centrale del libro propone nove casi di mobbing, vicende amare, dolorose, tutte veramente accadute a danno di lavoratori incolpevoli; se però siete giù di corda, rimandate la lettura di queste pagine a un altro momento; io, che questo libro l’avevo incontrato anni fa, ho riletto fin ora solo la storia del giornalista costretto dal gruppo editoriale, con una tattica subdola e dilatoria, ad accettare un demansionamento umiliante: dalla pagina culturale di un quotidiano a un giornale scandalistico. (“Da Aristotele a Pamela Anderson”, pp. 73/84). Vi dico, da mal di stomaco.

Ma, contro il gruppo coalizzato, come deve muoversi il lavoratore? Spiegati con rigore i termini del problema, gli autori suggeriscono possibili vie d’uscita: consigli e indicazioni pratiche sono forniti nell’ultimo capitolo, significativamente e condivisibilmente intitolato “Mobbizzati di tutto il mondo, unitevi!”.

Mariangela

Chi fosse interessato, trova il libro presso le biblioteche di Fondazione per Leggere (anche in quella di Corsico!):

https://catalogo.fondazioneperleggere.it/opac/search/lst?q=cattivi+capi+mobbing

8 Settembre 1943: l’armistizio e Cefalonia. Il mito offusca la verità?

Pubblichiamo un nuovo testo ricevuto dalla collega Mariangela Quaini.

Ringraziando Mariangela, Vi invitiamo alla lettura.

Saluti.

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Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nell’isola di Cefalonia le truppe italiane e tedesche si scontrarono in un combattimento che si protrasse per alcuni giorni. Cessato lo scontro, per ordine dello stesso governo tedesco, molti soldati italiani, che già si erano arresi, furono fucilati dai tedeschi in un eccidio di massa.

Dei fatti di Cefalonia proprio tra qualche settimana ricorre il 75° anniversario: per capire qualcosa di più di questo avvenimento ormai entrato nel mito, mi sono rivolta a questo libro:

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Elena Aga Rossi, “Cefalonia: la resistenza, l’eccidio, il mito”, Il Mulino, 2016, 252 p.

Il libro di Elena Aga Rossi non l’ho ancora finito (la presunzione della lettrice di parlare dei libri senza averli letti per intero!), ma certo posso già dire che non è in linea con quanto su Cefalonia avevo appreso dai manuali e ancor meno con quanto si continua a ripetere durante le celebrazioni ufficiali: fu veramente, come ci ha raccontato la storiografia per molti decenni, un atto di resistenza antifascista? Perché i dati riferiti al numero delle vittime sono sempre stati macroscopicamente sovrastimati? Perché tante resistenze a ricondurli alla vera entità secondo criteri più seri e obiettivi? E ancora, quale giudizio dare sui protagonisti? Pur considerando le insidie degli stralci, voglio lasciar parlare l’autrice:

“È probabile che la vicinanza dell’Italia e la speranza nell’arrivo di aiuti da parte degli anglo-americani abbiano avuto un ruolo essenziale nel convincere una parte della divisione che, combattendo i tedeschi, sarebbe tornati a casa prima che se avessero accettato di arrendersi. (…) È difficile, invece, vedere nell’azione della truppa la motivazioni antifascista, presente soltanto in pochi militari che provenivano da famiglia contrarie al regime, come nel caso di Pampaloni” (p. 122)

Il libro sfoltisce la retorica, e fa chiarezza rispetto a tante manipolazioni che l’evento ha subito, ma all’importanza e alla drammaticità di quell’accaduto non toglie nulla. L’uccisione dei militari italiani che già si erano arresi – l’autrice lo scrive subito in apertura del suo saggio –  “è stata la manifestazione più criminale e violenta del desiderio di vendetta per il cosiddetto “tradimento” dell’Italia” e –  lo afferma in chiusura del libro – bisogna ricordarsi che salvo altri pochissimi casi di minor importanza, Cefalonia rimane “l’unica battaglia nei Balcani in cui truppe regolari italiane e tedesche si fronteggiarono in campo aperto, per una settimana, in uno scontro “difficile e violento””

Poche pagine hanno già scombussolato tante cognizioni affastellate dai tempi della scuola. É il bello della lettura: non fornisce certezze, fomenta il dubbio e talvolta infrange i nostri più granitici convincimenti!

Mariangela

Il testo di Elena Aga Rossi lo trovate, disponibile al prestito, presso il nostro sistema bibliotecario:

https://catalogo.fondazioneperleggere.it/opac/detail/view/fleg:catalog:387950